Toc toc.
Il freddo bussa finalmente alla mia finestra: timido e rassegnato a subire le lamentele di chi -ingrato- storcerà il naso al suo passaggio. Arriva il freddo e pulisce l'aria, scaccia le zanzare, infonde un pò di eleganza nei movimenti: inizia la stagione dei respiri sotto i piumoni, degli amanti che si scaldano le mani e della struggente malinconia delle giornate più corte.
Il cielo terso di questi giorni è bello e mi fa venir voglia di uscire a camminare: l'aria pungente mi tende la mano e mi invita a ballare con lei. Ringrazio, stringo la mano e colgo l'invito.
Spero che il gelo congeli ed uccida gli uccellacci neri.
Spero che il freddo conservi giovani le nostre risate.
giovedì 15 ottobre 2009
lunedì 12 ottobre 2009
Uccellacci e uccellini
Non riesco a iniziare un nuovo libro, solo il ristoro dei fumetti
Stress, telefonate, sms, sbuffi e mani a tappare le orecchie.
Mi sembra di aver perso l'innocenza e voglio, voglio, voglio riprenderla.
Mi sembra che siano passati 1000 anni in un colpo e si siano appolaiati tutti sulle mie spalle.
Uccelli neri
sui tetti inermi
grigi pensieri
respiro in bilico
Mi devo riprendere con la forza il mio sorriso e la mia felicità, a tutti i costi.
Stress, telefonate, sms, sbuffi e mani a tappare le orecchie.
Mi sembra di aver perso l'innocenza e voglio, voglio, voglio riprenderla.
Mi sembra che siano passati 1000 anni in un colpo e si siano appolaiati tutti sulle mie spalle.
Uccelli neri
sui tetti inermi
grigi pensieri
respiro in bilico
Mi devo riprendere con la forza il mio sorriso e la mia felicità, a tutti i costi.
lunedì 5 ottobre 2009
Tricch'e ballacche
Solito treno, solito viaggio. Mi aspettano le solite tre ore e mezza di sonnecchiamento, letture e noia, con l'aggiunta dello snack di benvenuto - ah la prima classe. Ma la vita è sempre pronta a sorprendermi: il caso vuole che il mio sedile sia davanti a lei, la donna che trasforma un banale viaggio di ritorno da Roma a Milano in una puntata vivente di Sex and the City.
Veronica. Capelli biondi e lunghi, età sui 35 anni, più milanese del panettone. La trovo che sta mangiando una coppetta di ananas con il cellulare in mano - ultrapiatto e scintillante - alle prese con una telefonata di lavoro - con Nick - in cui sciorina delizie come "raggiungerà il break even in due anni" mentre fa l'uccelliera con i pezzettini di frutta. Alla fine della coppetta tira fuori da una busta due gigantesche pere e le addenta una dopo l'altra come fossero mentine, sempre continuando la telefonata di "business" in cui vengo a sapere che un conto se vuoi fare l'imprenditore e il manager, un conto se sei un imprenditore e assumi un manager. Durata: 20 minuti.
Il treno è partito e io ingenuamente penso che anche una donna manager considererà questo mezzo di trasporto un'isola di privacy. Invece no, ecco la seconda telefonata: la prima pera è quasi alla fine, il movimento masticatorio sotto i miei occhi. Lei è l'unica in tutto il vagone a tenere il volume della voce oltre la soglia accettabile, pericolosamente interrotto dalla malefica buccia della pera che allappa il palato costingendola a perdere ogni barlume di femminilità nel tentativo di rimuovere i pezzetti tra le gengive. La seconda telefonata - che diventa terza e quarta - è fatta rispettivamente a Barbie, Carola e Davide e dura altri 40 minuti, in cui vengo a sapere - "senti una roba"- che a stretto giro Carola deve chiamare Debora dopo aver parlato con Nick, che il giorno dopo andrà a fare un restyling, che in settimana ha un aperitivino, e che con il cliente è bene restare abbottonati.
A questo punto inizio ad osservarla sfacciatamente, sperando in un minimo di suo imbarazzo che mi faccia guadagnare 5 minuti di silenzio: Veronica "senti una roba" è una firma dalla testa ai piedi, strizzata in un austero tubino nero a occhio e croce di almeno 500€ e non si toglie gli occhiali da sole Jackie O - Gucci - nemmeno in Stazione Centrale alle 19.00. Tra una telefonata e l'altra tira fuori la pochette Chanel per mascherare i brufoletti del viso, a conferma che il corpo trova sempre un modo per vendicarsi. Le pere hanno lasciato il posto a minuscole cicche che mangia freneticamente, giusto per non farmi disabituare al ciancicamento.
Dopo un altro quarto d'ora so - io e le altre 5 persone accanto - che è fuori Milano da lunedì. che è stata a Spoleto, e che l'Italia è un Paese di merda perchè nelle gallerie cade la linea - e qui vigliaccamente sghignazzo perfida.
Grazie alle suddette gallerie, dopo un'ora e 45 minuti, il silenzio. Mi addormente un'oretta, e quando mi sveglio Veronica è di nuovo attaccata al cellulare, ha il portatile acceso e parla amabilmente con un'amica. In altri 20 minuti scopro che nel weekend si vedrà con un tipo di Lugano che ha i genitori a Novara e che il suo amico Mark - sposato con prole - l'ha sempre amata. Mark però prima di dichiararle il suo sentimento l'ha parecchio stressata, lasciando, da buon inglese, le bucce di banana sui vassoi d'argento della sua cucina, il borsone zozzo buttato sulla poltrona di cavallino e obbligandola a cucinare quintali di polpo alle 3 di notte, con fuoriuscita di vapore viola, odoroso di pesce, dalla pentola a pressione. E aggiunge, come inaspettato intercalare, Tricch'e ballacche!
A questo punto mi fa simpatia, penso che in 3 ore e mezzo so di questa donna ciò che potrei venire a sapere in un anno di frequentazione con una qualsiasi amica. Penso anche a quanto io sia borghese e squaliduccia a indignarmi per le cicche, l'uccelliera e le 40 telefonate, mentre lei mi fa sapere dove vive, con chi esce, dove mangia, dove fa l'aperitivino, che cucina in casa.
Avrei voglia di fare amicizia, di condividere i miei pensieri e dire tricch'e ballacche insieme a lei.
Veronica. Capelli biondi e lunghi, età sui 35 anni, più milanese del panettone. La trovo che sta mangiando una coppetta di ananas con il cellulare in mano - ultrapiatto e scintillante - alle prese con una telefonata di lavoro - con Nick - in cui sciorina delizie come "raggiungerà il break even in due anni" mentre fa l'uccelliera con i pezzettini di frutta. Alla fine della coppetta tira fuori da una busta due gigantesche pere e le addenta una dopo l'altra come fossero mentine, sempre continuando la telefonata di "business" in cui vengo a sapere che un conto se vuoi fare l'imprenditore e il manager, un conto se sei un imprenditore e assumi un manager. Durata: 20 minuti.
Il treno è partito e io ingenuamente penso che anche una donna manager considererà questo mezzo di trasporto un'isola di privacy. Invece no, ecco la seconda telefonata: la prima pera è quasi alla fine, il movimento masticatorio sotto i miei occhi. Lei è l'unica in tutto il vagone a tenere il volume della voce oltre la soglia accettabile, pericolosamente interrotto dalla malefica buccia della pera che allappa il palato costingendola a perdere ogni barlume di femminilità nel tentativo di rimuovere i pezzetti tra le gengive. La seconda telefonata - che diventa terza e quarta - è fatta rispettivamente a Barbie, Carola e Davide e dura altri 40 minuti, in cui vengo a sapere - "senti una roba"- che a stretto giro Carola deve chiamare Debora dopo aver parlato con Nick, che il giorno dopo andrà a fare un restyling, che in settimana ha un aperitivino, e che con il cliente è bene restare abbottonati.
A questo punto inizio ad osservarla sfacciatamente, sperando in un minimo di suo imbarazzo che mi faccia guadagnare 5 minuti di silenzio: Veronica "senti una roba" è una firma dalla testa ai piedi, strizzata in un austero tubino nero a occhio e croce di almeno 500€ e non si toglie gli occhiali da sole Jackie O - Gucci - nemmeno in Stazione Centrale alle 19.00. Tra una telefonata e l'altra tira fuori la pochette Chanel per mascherare i brufoletti del viso, a conferma che il corpo trova sempre un modo per vendicarsi. Le pere hanno lasciato il posto a minuscole cicche che mangia freneticamente, giusto per non farmi disabituare al ciancicamento.
Dopo un altro quarto d'ora so - io e le altre 5 persone accanto - che è fuori Milano da lunedì. che è stata a Spoleto, e che l'Italia è un Paese di merda perchè nelle gallerie cade la linea - e qui vigliaccamente sghignazzo perfida.
Grazie alle suddette gallerie, dopo un'ora e 45 minuti, il silenzio. Mi addormente un'oretta, e quando mi sveglio Veronica è di nuovo attaccata al cellulare, ha il portatile acceso e parla amabilmente con un'amica. In altri 20 minuti scopro che nel weekend si vedrà con un tipo di Lugano che ha i genitori a Novara e che il suo amico Mark - sposato con prole - l'ha sempre amata. Mark però prima di dichiararle il suo sentimento l'ha parecchio stressata, lasciando, da buon inglese, le bucce di banana sui vassoi d'argento della sua cucina, il borsone zozzo buttato sulla poltrona di cavallino e obbligandola a cucinare quintali di polpo alle 3 di notte, con fuoriuscita di vapore viola, odoroso di pesce, dalla pentola a pressione. E aggiunge, come inaspettato intercalare, Tricch'e ballacche!
A questo punto mi fa simpatia, penso che in 3 ore e mezzo so di questa donna ciò che potrei venire a sapere in un anno di frequentazione con una qualsiasi amica. Penso anche a quanto io sia borghese e squaliduccia a indignarmi per le cicche, l'uccelliera e le 40 telefonate, mentre lei mi fa sapere dove vive, con chi esce, dove mangia, dove fa l'aperitivino, che cucina in casa.
Avrei voglia di fare amicizia, di condividere i miei pensieri e dire tricch'e ballacche insieme a lei.
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