E' seccante dover ammettere che gli ultimi libri acquistati provengono dal supermercato. A me piacerebbe tanto spulciare tra gli scaffali, cercare i libri di seconda mano, scoprire le edizioni più peregrine: ma più spesso frequento giganteschi casermoni per fare la spesa e i libri sono l'ennesimo oggetto di consumo, a cui applicare la logica di qualunque prodotto: 3x2, offerte speciali.
E' anche indubbio che un libro è un libro e anche il ridotto numero di possibilità offerto dal supermercato offra dei vantaggi. Il supermercato può permettersi sconti enormi, che nemmeno i grandi colossi dell'editoria possono ancora offrire. Inoltre, la scarsezza della scelta paradossalmente mette tutto sullo stesso piano, anche perchè il grande magazzino segue sì le logiche del mercato, ma a volte stupisce. Di recente accanto all'ultimo libro di Bevilacqua e all'ovviamente Vespa, c'era nientepopodimeno che Diario di un seduttore di Soren Kierkegaard. Come è possibile? Io mi immagino direttori di reparto della Esselunga che di notte vengono visitati dallo spirito della professoressa di letteratura italiana del liceo, che gli ricordano di avergli messo 60 all'esame di maturità e di dover rispondere di questo.
Non so se compiacermi, ridere o iniziare a preoccuparmi di questo. Mi arriva il sospetto che provino a giocare sullo stordimento del frequentatori del supermercato in crisi da regalo prenatalizio: al posto di Donne di cuori magari si farà incuriosire da un titolo altrettanto accattivante.
A gennaio, vedremo scene tipo:
Pino, il nipote: "Zio Mario, hai letto il libro che ti ho regalato? hai visto che bello, ne diceva di zozzate, eh?"
Mario, lo zio: "Pino, legge eterna nell'amore è che due esseri debbano sentirsi come venuti al mondo l'uno per l'altro solo nel primo istante in cui hanno cominciato ad amarsi"
giovedì 17 dicembre 2009
martedì 8 dicembre 2009
Insomma, la montagna.
Dopo più di un anno qui al nord, finalmente decidiamo di passare qualche giorno nel luogo ameno per eccellenza, il villaggetto di montagna. Reduci da settimane di stress casalingo e lavorativo, ci siamo buttati su internet per trovare un last minute economico e soprattutto raggiungibile con i mezzi pubblici (da anni sprezziamo l'uso della macchina, nonostante il timido ingresso del car sharing nella nostra vita milanese). Eccoci sabato 6 a Selvino, villaggio montanaro sopra a Bergamo, allettati dall'offerta dell'albergo RELAX: percorso benessere, cene gustose e nullafacenza completa per 4 giorni!
Il posto è molto carino: sui suoi 1000 metri la sera prima aveva nevicato per cui, nonostante la bella giornata di sole, il paesaggio era bianco e natalizio come di dovere. Dopo i convenevoli dell'hotel, ci siamo tuffati nella tumultuosa Selvino, il Paese dei Bambini Felici. Sì perchè a Selvino se sei al di sotto dei 10 anni, sei il re: in un km e mezzo scarso di paese sono disseminate attrazioni irresistibili, come parco giochi, minigolf, pista da sci per bambini, giostre, pista di pattinaggio. In questo Paese dei Balocchi, la nuova amministrazione comunale ha furbescamente rincarato la dose inventandosi la fiera del cioccolato nei giorni di Sant'Ambrogio, con giro in calesse incluso.
La presenza demoniaca dei pargoli non ci ha scoraggiato, anzi siamo stati presi dallo stessa clima da vacanza in famiglia:oltre alle passeggiate montanare, il Filosofo ha sfoggiato inconsuete doti da pattinatore ed io ho messo pericolosamente alla prova le mie vertigini tra cabinovie e arrampicate.
L'albergo RELAX non ha tradito il suo nome: abituati a ostelli con stanzette di 2x2 e bagno del corridoio, foresterie religiose con austere colazioni di prima mattina e assoluta parsimonia nel riscaldamento e bettole nel mezzo dei bagordi, ci sembrava di essere in preda del vizio e del lusso più sfrenato. Non venivo coccolata così in un hotel da ben prima di abbandonare i viaggi con i miei genitori, che era certo più comodi di quelli che faccio ora, ma nemmeno troppo, a causa del leggero disprezzo di mia madre per un certo tipo di confort, da lei ribattezzato inutile lusso.
Il RELAX è gestito dal sign. Angelo e consorte, una coppia comprensiva e amorevole nei confronti dei loro stressati ospiti. Non solo peraltro era uno dei pochi posti in cui la presenza delle piccole creature non abbondava, ma da altri dettagli - come il check out fino alle 19 - ho capito che l'amabile coppia guarda i clienti per quelli che sono: poveri cristi in cerca di pace, in fuga dalle polveri sottili e dalle file inteminabili nei negozi di città. Abbiamo passato 3 giorni immersi nel dolce torpore dell'ozio, migrando dal tavolo delle deliziose cene alla stanzetta della biosauna.
Insomma, ecco la montagna. Nuvole basse, naso ghiacciato e colori: rossiccio candele accese e marrone albero, verde soffice sottobosco, bianco neve morbida, rosso e blu persiane colorate, avorio lenzuola.
Il posto è molto carino: sui suoi 1000 metri la sera prima aveva nevicato per cui, nonostante la bella giornata di sole, il paesaggio era bianco e natalizio come di dovere. Dopo i convenevoli dell'hotel, ci siamo tuffati nella tumultuosa Selvino, il Paese dei Bambini Felici. Sì perchè a Selvino se sei al di sotto dei 10 anni, sei il re: in un km e mezzo scarso di paese sono disseminate attrazioni irresistibili, come parco giochi, minigolf, pista da sci per bambini, giostre, pista di pattinaggio. In questo Paese dei Balocchi, la nuova amministrazione comunale ha furbescamente rincarato la dose inventandosi la fiera del cioccolato nei giorni di Sant'Ambrogio, con giro in calesse incluso.
La presenza demoniaca dei pargoli non ci ha scoraggiato, anzi siamo stati presi dallo stessa clima da vacanza in famiglia:oltre alle passeggiate montanare, il Filosofo ha sfoggiato inconsuete doti da pattinatore ed io ho messo pericolosamente alla prova le mie vertigini tra cabinovie e arrampicate.
L'albergo RELAX non ha tradito il suo nome: abituati a ostelli con stanzette di 2x2 e bagno del corridoio, foresterie religiose con austere colazioni di prima mattina e assoluta parsimonia nel riscaldamento e bettole nel mezzo dei bagordi, ci sembrava di essere in preda del vizio e del lusso più sfrenato. Non venivo coccolata così in un hotel da ben prima di abbandonare i viaggi con i miei genitori, che era certo più comodi di quelli che faccio ora, ma nemmeno troppo, a causa del leggero disprezzo di mia madre per un certo tipo di confort, da lei ribattezzato inutile lusso.
Il RELAX è gestito dal sign. Angelo e consorte, una coppia comprensiva e amorevole nei confronti dei loro stressati ospiti. Non solo peraltro era uno dei pochi posti in cui la presenza delle piccole creature non abbondava, ma da altri dettagli - come il check out fino alle 19 - ho capito che l'amabile coppia guarda i clienti per quelli che sono: poveri cristi in cerca di pace, in fuga dalle polveri sottili e dalle file inteminabili nei negozi di città. Abbiamo passato 3 giorni immersi nel dolce torpore dell'ozio, migrando dal tavolo delle deliziose cene alla stanzetta della biosauna.
Insomma, ecco la montagna. Nuvole basse, naso ghiacciato e colori: rossiccio candele accese e marrone albero, verde soffice sottobosco, bianco neve morbida, rosso e blu persiane colorate, avorio lenzuola.
venerdì 4 dicembre 2009
CHE LA FESTA COMINCI - NICCOLO' AMMANITI
Un altro dei miei acquisti compulsivi a cui mi spinge il carrozzone Fnac ogni volta che ci entro.
Questa volta l'ingresso non è stato motivato dal tentativo di concedermi un respiro dall'afa agostina, ma dalla semplice curiosità. A differenza di Zia Mame, grande incontro di fine estate, ho trovato questo libro francamente deficiente. Uno dei casi in cui la lettura rapida non è indizio di scorrevolezza (o non solo), ma di reale superficialità. Andrebbe tutto benissimo, se sotto sotto non ci fosse l'intento di esprimere qualcosa di più.
Lo scrittore protagonista, di successo ed impegnato, ma sotto sotto fatuo come una velina, è sicuramente un alter ego di Ammaniti stesso, e tutto esprime una volontà del narratore di prendersi in giro. Peccato che le belle intenzioni siano un pò troppo sfacciate, al punto da far sorgere il sospetto che dietro la satira di costume ci sia un certo autocompiacimento.
La parte più divertente è la descrizione della scalcagnata setta di adoratori di Satana, ma anche qui il problema è che Ammaniti vuole andare oltre la descrizione e comunicare qualcosa di profondo, sulla disperazione che conduce a scelte assurde e spesso ridicole, senza convinzione reale.
Insomma, qualche sorriso c'è, ma annacqua in un fastidioso sentimento di prendersi troppo sul serio.
Questa volta l'ingresso non è stato motivato dal tentativo di concedermi un respiro dall'afa agostina, ma dalla semplice curiosità. A differenza di Zia Mame, grande incontro di fine estate, ho trovato questo libro francamente deficiente. Uno dei casi in cui la lettura rapida non è indizio di scorrevolezza (o non solo), ma di reale superficialità. Andrebbe tutto benissimo, se sotto sotto non ci fosse l'intento di esprimere qualcosa di più.
Lo scrittore protagonista, di successo ed impegnato, ma sotto sotto fatuo come una velina, è sicuramente un alter ego di Ammaniti stesso, e tutto esprime una volontà del narratore di prendersi in giro. Peccato che le belle intenzioni siano un pò troppo sfacciate, al punto da far sorgere il sospetto che dietro la satira di costume ci sia un certo autocompiacimento.
La parte più divertente è la descrizione della scalcagnata setta di adoratori di Satana, ma anche qui il problema è che Ammaniti vuole andare oltre la descrizione e comunicare qualcosa di profondo, sulla disperazione che conduce a scelte assurde e spesso ridicole, senza convinzione reale.
Insomma, qualche sorriso c'è, ma annacqua in un fastidioso sentimento di prendersi troppo sul serio.
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