
In realtà, uno dei libri più piacevoli letti verso la fine del 2011 è stato Tutta un'altra musica, sempre di Nick Hornby. A differenza di Tutto per una ragazza, il narratore del romanzo è esterno al racconto e non cerca di mimetizzarsi con il personaggio principale, che in questo caso sono tre: la coppia Anne e Duncan e la ex rockstar Tucker Crowe.
Anne e Duncan stanno insieme da 20 anni. La loro coppia ormai si trascina tra abitudini condivise - libri, film, viaggi - e ovviamente venti anni di vita passata insieme. Non hanno figli, nonostante Anne comincia a sentire il richiamo della maternità. Ma ciò che salda la loro unione è l'ammirazione sconfinata di Duncan per la rockstar americana Tucker Crowe, sparita dalle scene oltre 20 anni fa, senza alcuna spiegazione e nel pieno del successo. Duncan è letteralmente ossessionato da Crowe: insieme a un altro centinaio di superfan in giro per il mondo, gestisce un sito su di lui, in cui sviscera ogni sillaba delle sue canzoni, individua sottotesti e messaggi subliminari, e soprattutto si alimenta della mitologia creata intorno al silenzio del musicista: perchè si è ritirato dalle scene? dove vive ora? cosa sta preparando per i suoi fan?
Crowe è per Duncan il rassicurante enigma della sua esistenza: il suo mondo cambia letteralmente quando arriva in casa un nuovo cd inedito di demo acustiche dell'album più famoso di Crowe, Juliet. Il cd, o meglio, l'ascolto del cd, fa esplodere le tensioni apparentemente sotto controllo della coppia e dello stesso Duncan. Alla fine anche Crowe appare nel romanzo come vero personaggio, con una vita (di cui fanno parte numerose mogli e ancora più numerosi figli), e un carico di frustrazione e cinismo.
I temi sono sempre i soliti, per chi ha letto qualche libro di Hornby: la difficoltà di crescere e di vivere in modo maturo le vicende della propria vita (comune a tutti i personaggi), la delicatezza delle relazioni amorose, sempre minacciate dai tremendi mostri dell'abitudine e della noia, l'innocenza dell'infanzia. A questi si aggiunge lo stile riconoscibile dello scrittore inglese, scorrevole perchè senza alcuna pretesa di insegnare qualcosa, pur mantenendosi disincantato e ironico. Più di altri romanzi, questo attinge dalla passione dichiarata di Hornby per la musica (soprattutto rock): credo che chiunque abbia amato un cantante può riconoscersi nelle esegesi di Duncan, nel suo bisogno di possedere la canzone per avvicinarsi un po' di più all'idolo. Nello stesso tempo, la narrazione non si dimentica di descrivere il lato ironico di questa mania, come nelle pagine in cui la coppia è in viaggio in America per ripercorrere i passi di Crowe: dove ha suonato l'ultima volta (uno squallido bar di provincia), la casa di Juliet (mitizzata dai fan come la DEA dell'idolo, in realtà una banale ex modella), addirittura il bagno del locale in cui Crowe ha preso la decisione di smettere di essere una rockstar.
La nota in aggiunta a questa storia è il tono decadente del libro: la coppia vive in uno stato di calma piatta in una cittadina di provincia sul mare, tutti i personaggi sono spesso imbarazzati da situazioni che li mettono a disagio, o dal semplice contatto fisico di qualcun altro, e la paura generale è quella di star perdendo tempo, di scorrere gli ultimi 15-20 anni della propria vita e accorgersi di aver perso anni preziosi. Manca, anche nel finale, uno brillio di speranza dove rifugiarsi per vincere la solitudine.
Tuttavia, la mancanza di brio è riscattata dai dialoghi e dall'umorismo di molte situazioni, che riescono ad allontanare il serpente strisciante della depressione che avrebbe potuto assalirmi a pagina 30.




