venerdì 6 gennaio 2012

Tutta un'altra musica

In realtà, uno dei libri più piacevoli letti verso la fine del 2011 è stato Tutta un'altra musica, sempre di Nick Hornby. A differenza di Tutto per una ragazza, il narratore del romanzo è esterno al racconto e non cerca di mimetizzarsi con il personaggio principale, che in questo caso sono tre: la coppia Anne e Duncan e la ex rockstar Tucker Crowe.
Anne e Duncan stanno insieme da 20 anni. La loro coppia ormai si trascina tra abitudini condivise - libri, film, viaggi - e ovviamente venti anni di vita passata insieme. Non hanno figli, nonostante Anne comincia a sentire il richiamo della maternità. Ma ciò che salda la loro unione è l'ammirazione sconfinata di Duncan per la rockstar americana Tucker Crowe, sparita dalle scene oltre 20 anni fa, senza alcuna spiegazione e nel pieno del successo. Duncan è letteralmente ossessionato da Crowe: insieme a un altro centinaio di superfan in giro per il mondo, gestisce un sito su di lui, in cui sviscera ogni sillaba delle sue canzoni, individua sottotesti e messaggi subliminari, e soprattutto si alimenta della mitologia creata intorno al silenzio del musicista: perchè si è ritirato dalle scene? dove vive ora? cosa sta preparando per i suoi fan?
Crowe è per Duncan il rassicurante enigma della sua esistenza: il suo mondo cambia letteralmente quando arriva in casa un nuovo cd inedito di demo acustiche dell'album più famoso di Crowe, Juliet. Il cd, o meglio, l'ascolto del cd, fa esplodere le tensioni apparentemente sotto controllo della coppia e dello stesso Duncan. Alla fine anche Crowe appare nel romanzo come vero personaggio, con una vita (di cui fanno parte numerose mogli e ancora più numerosi figli), e un carico di frustrazione e cinismo.
I temi sono sempre i soliti, per chi ha letto qualche libro di Hornby: la difficoltà di crescere e di vivere in modo maturo le vicende della propria vita (comune a tutti i personaggi), la delicatezza delle relazioni amorose, sempre minacciate dai tremendi mostri dell'abitudine e della noia, l'innocenza dell'infanzia. A questi si aggiunge lo stile riconoscibile dello scrittore inglese, scorrevole perchè senza alcuna pretesa di insegnare qualcosa, pur mantenendosi disincantato e ironico. Più di altri romanzi, questo attinge dalla passione dichiarata di Hornby per la musica (soprattutto rock): credo che chiunque abbia amato un cantante può riconoscersi nelle esegesi di Duncan, nel suo bisogno di possedere la canzone per avvicinarsi un po' di più all'idolo. Nello stesso tempo, la narrazione non si dimentica di descrivere il lato ironico di questa mania, come nelle pagine in cui la coppia è in viaggio in America per ripercorrere i passi di Crowe: dove ha suonato l'ultima volta (uno squallido bar di provincia), la casa di Juliet (mitizzata dai fan come la DEA dell'idolo, in realtà una banale ex modella), addirittura il bagno del locale in cui Crowe ha preso la decisione di smettere di essere una rockstar.

La nota in aggiunta a questa storia è il tono decadente del libro: la coppia vive in uno stato di calma piatta in una cittadina di provincia sul mare, tutti i personaggi sono spesso imbarazzati da situazioni che li mettono a disagio, o dal semplice contatto fisico di qualcun altro, e la paura generale è quella di star perdendo tempo, di scorrere gli ultimi 15-20 anni della propria vita e accorgersi di aver perso anni preziosi. Manca, anche nel finale, uno brillio di speranza dove rifugiarsi per vincere la solitudine.

Tuttavia, la mancanza di brio è riscattata dai dialoghi e dall'umorismo di molte situazioni, che riescono ad allontanare il serpente strisciante della depressione che avrebbe potuto assalirmi a pagina 30.

giovedì 5 gennaio 2012

Le correzioni


2012 inizia con Le correzioni di Jonathan Franzen, del 2001. Un bel romanzo americano, in cui tutti i personaggi fanno parte della stessa famiglia, i Lambert, e ne condividono le frustrazioni, le aspettative deluse e i maldestri tentativi di migliorare le loro sorti, di correggersi.

Un romanzo adatto al Natale, festa di cui è ossessionata la madre Enid, come ultima occasione per rivedere i figli tutti insieme, riscattare l'infelicità del proprio matrimonio con Albert e operare un "cambiamento" di "ciò che non funziona". E quale festa è più indicata per riunire la famiglia e sanare i malintesi? Enid confida visceralmente nel Natale, ne assapora ogni minuto dell'attesa. Tuttavia, il cinismo del romanzo non si stempera nemmeno quando finalmente tutti saranno seduti allo stesso tavolo: prevarrà l'amarezza di doversi confrontare con le delusioni reciproche e con la constatazione del grigiore della realtà. Un marito prossimo alla demenza, il figlio maggiore materialista depresso, vittima della sua stessa famiglia, la figlia, chef di successo, imprigionata in una scorza di apatia morale vicina alla sociopatia, e il figlio minore irresponsabile e narcisista: questa è la famiglia Lambert, con cui Enid vuole passare il 25 dicembre, in un sogno di armonia impossibile.
E' un libro sulla vecchiaia, fase della vita in cui è richiesto all'uomo l'innaturalità di accettare il decadimento fisico e mentale. Enid è il personaggio più oltraggiato dalla vecchiaia, del proprio corpo e della mente errante di Albert.
E poi naturalmente la famiglia. La famiglia è il luogo dell'abbraccio e del nutrimento delle speranze, ma è anche dove tutte le rispettive solitudini vengono esaltate e vien fuori la difficoltà di superare ogni disperazione.
Non certo una lettura assimilabile all'intrattenimento, né confortante. Di fatto, dal terzo capitolo in poi, ho trovato difficile staccarmi dalle pagine: sono stata imprigionata dai personaggi, e dai loro tentativi di individuare la "correzione" da operare sulla propria vita e cercare, senza alcun reale risultato, di modificare la propria traiettoria.



venerdì 11 novembre 2011

Tutto per una ragazza




Purtroppo la questione tempo è sempre vitale: ne ho poco e vorrei aggiornare il post con più regolarità, ma non riesco.


Comunque, cercherò di essere sintetica ed esauriente.


Libri inglesi, in questo periodo.



Nel senso di autori, scenari, umorismo. Il primo è Tutto per una ragazza di Nick Hornby, storia di formazione di un giovane adolescente che, per la prima volta, si confronta con il mondo adulto in cui viene catapultato per aver messo incinta la sua fidanzatina. Il romanzo è raccontato dalla voce dello stesso protagonista, dopo due anni dall'inizio delle vicende che stravolgeranno la sua vita. Il paradosso è che, nonostante la scelta narrativa mimetica con l'universo che si vuole descrivere (il romanzo è scritto come se fosse la lettera ad un amico, senza alcuna pretesa apparente di "narrazione"), in realtà manca proprio la freschezza. Sam, il protagonista, è vagamente petulante e leggere le sue vicissitudini non appassiona quasi mai. Gli unici momenti originali sono i dialoghi immaginari con il suo mito Tony Hawk, un famoso skaterboarder di cui ha in casa il poster e l'autobiografia (che conosce a memoria).

lunedì 1 agosto 2011

Estate

Uscita viva da due mesi di furiosa fatica, finalmente agosto mi illumina di serenità e speranza. Senza afa e boccheggiamenti, per di più. Le mattine di Milano sono illuminate ancora con un sole un po' pallido, e l'estate prorompe solo da mezzogiorno in poi.

In questi giorni di inizio mese mi faccio sorprendere dal silenzio in ore inconsuete.


Un libro appena divorato: Non lasciarmi, di Kazuo Ishiguro. Da poco trasformato in film (che non ho visto), è un romanzo immerso in un lungo autunno, emotivoche prima ancora che temporale, in cui gesti, personaggi, dialoghi e descrizioni sembrano emergere con fatica, per poi confondersi di nuovo nella nebbia. Di Ishiguro ho letto qualche anno fa Quel che resta del giorno, e ho ritrovato la delicatezza dell'analisi dell'emozione, dei piccoli gesti, dei sussulti emotivi. I suoi personaggi sembrano però sempre incapaci di impadronirsi del proprio destino e, ingabbiati in un mondo, soprattutto interiore, in cui non possono scegliere fino in fondo, lasciano che gli eventi si susseguino senza intervenire - per paura, per debolezza, per convenzione sociale.



In questo libro, in particolare, mi colpisce l'ineluttabilità del destino dei protagonisti, Kathy, Ruth e Tommy. Non si ribellano, non cercano di fuggire, non mettono nemmeno in discussione il senso della loro vita: semplicemente si abbandonano ad esso, lentamente, con infinita tristezza e rassegnazione. Il procedere della storia infatti non assegna a questo destino il valore di una rivelazione sconvolgente, nè per il lettore nè per i giovani studenti. L'asse narrativo mette subito in scena gli elementi del dramma, senza creare alcun effetto di sorpresa, per cui la tensione è data dal normale, quasi banale, sviluppo dei rapporti tra i personaggi e il tempo limitato a loro disposizione; i sentimenti che nascono e cambiano tra loro, assolutamente normali, appaiono inconcepibili nella cornice della loro esistenza, o meglio, del motivo per cui sono venuti al mondo. Per questo anche l'eco delle loro risate e dei momenti sereni è irrimediabilmente deformata.

E' solo un'ipotesi, a cui non ho nemmeno riflettuto molto, ma forse il difetto maggiore del libro è proprio in quest'atmosfera di cristallo che crea: sembra una lunga metafora di quanto la vita sia effimera ed ogni tentativo di dare un senso eterno alle cose sia vano.







martedì 31 maggio 2011

Cerimonie

Alla luce arancione della vittoria di Pisapia, eravamo in piazza a festeggiare, sorridere e saltare. Sembra un po' ingenuo, ma dopo quasi 3 anni di vita a Milano, mi sono sentita finalmente accolta dalla città in quel momento, in quella piazza così grande e piena di gente. Per una volta ho riconosciuto i volti delle persone che mi erano intorno, perchè un pezzettino di quei volti era dentro di me, perchè eravamo tutti diversi ma non sconosciuti, staccati ma non distanti, numerosi ma non anonimi: io ero quei capelli, quegli occhi, quelle orecchie puntate verso un palco ma protagoniste del palco della propria esistenza.


A casa, ho finito un testo molto piacevole, di un drammaturgo non molto conosciuto in Italia, ma acclamato in Inghilterra. La cerimonia del massaggio di Alan Bennett. Un piccolo saggio di umorismo e satira sociale.



Si parte da un funerale, di un giovane massaggiatore di nome Clive: quale occasione migliore per l'esercizio della mondanità? Da pagina 10 il sospetto diventa realtà: i convenuti alla funzione, sacerdote compreso, sono gli ex amanti - uomini e donne - del defunto, accorsi per una strisciante paura legata alla morte del giovane...nel corso della celebrazione, il tono da solenne e commosso diventa sempre più carnale e vivace: tutti vogliono ricordare Clive, tutti sono stati vittima del suo fascino.



-continua -









venerdì 20 maggio 2011

L'ora della balena

Dopo mesi di sbeffeggiamenti sulla mia incapacità di gestire il blog e manifestazioni inaspettate di stima da parte di chi lo leggeva, mi sono impegnata a recuperare quello che avevo scritto in un anno. E questa fatica merita un proclama: ripongo nello scaffale Moby Dick e mi accingo ad attendere la fine del mondo, ormai da più parti annunciata - i Maya, Lars Von Trier, Maria Stella Gelmini dopo la prima vittoria di Pisapia.




mercoledì 22 settembre 2010

Attese

In progress...mille nuove idee, mille nuovi libri