Alla luce arancione della vittoria di Pisapia, eravamo in piazza a festeggiare, sorridere e saltare. Sembra un po' ingenuo, ma dopo quasi 3 anni di vita a Milano, mi sono sentita finalmente accolta dalla città in quel momento, in quella piazza così grande e piena di gente. Per una volta ho riconosciuto i volti delle persone che mi erano intorno, perchè un pezzettino di quei volti era dentro di me, perchè eravamo tutti diversi ma non sconosciuti, staccati ma non distanti, numerosi ma non anonimi: io ero quei capelli, quegli occhi, quelle orecchie puntate verso un palco ma protagoniste del palco della propria esistenza.A casa, ho finito un testo molto piacevole, di un drammaturgo non molto conosciuto in Italia, ma acclamato in Inghilterra. La cerimonia del massaggio di Alan Bennett. Un piccolo saggio di umorismo e satira sociale.
Si parte da un funerale, di un giovane massaggiatore di nome Clive: quale occasione migliore per l'esercizio della mondanità? Da pagina 10 il sospetto diventa realtà: i convenuti alla funzione, sacerdote compreso, sono gli ex amanti - uomini e donne - del defunto, accorsi per una strisciante paura legata alla morte del giovane...nel corso della celebrazione, il tono da solenne e commosso diventa sempre più carnale e vivace: tutti vogliono ricordare Clive, tutti sono stati vittima del suo fascino.
-continua -
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