Immagini. Il mio mondo è fatto di immagini.
E di parole. Parole studiate, ripetute sempre uguali, lette e rifrullate in modo sintetico. Sintesi, rapidità, per creare con le parole le giuste immagini.
Parole per descrivere immagini, emozioni, frustrazioni, desideri. Parole che devono essere chiare, eleganti, che devono interessare, catturare l'attenzione per creare nuove parole. Parole per mantenere vivi i rapporti, per coccolare l'amore, per rassicurare, per ridere.
Dentro di me, un piccolo bisogno di silenzio. Silenzio delle parole, non degli sguardi. Non delle immagini.
Mi voglio riempire di colori e di forme e poi non sentire l'esigenza di trasformarle in parole.
martedì 27 luglio 2010
La luna e i falò - Cesare Pavese
Una folgorazione.
Un libro che racconta il gusto amaro della ricerca vana del ricordo intatto della propria infanzia, per poi scoprire che quell'età non era nè innocente nè idilliaca.
Tra le colline brumose delle langhe, Anguilla torna dopo tanti anni ai luoghi della sua gioventù. Ora è ricco, è vissuto in America come rifugiato, ha conosciuto il mondo, ma ha bisogno di rivedere lo stesso tramonto dove ha passato la propria infanzia. E il primo incontro è con lo spaesamento, con il senso stesso della parola, essere senza un paese, non potersi riconoscere come appartenente in un angolo del mondo.
I suoi ricordi sono quelli di un bambino abbandonato (un "bastardo") che impara subito a dialogare con i grandi e a lavorare duramente. Tuttavia il suo passato, sebbene povero e affamato, aveva un senso chiaro, una familiare ripetitività tipica delle stagioni che si susseguivano, dei riti e delle feste del paese.
Mi sono ricordata di Palese e delle pause di pomeriggio mentre studiavo: mi alzavo, guardavo in lontananza il mare e la strada, e tutto era uguale e rassicurante. Poi l'estate, gli amici che dalla città si trasferivano nelle villette al mare, la noia di abitare lontano da tutti, il senso di gioia di aver passato una bella serata o di frustrazione perchè non piacevo al ragazzo che piaceva a me.
Un libro che racconta il gusto amaro della ricerca vana del ricordo intatto della propria infanzia, per poi scoprire che quell'età non era nè innocente nè idilliaca.
Tra le colline brumose delle langhe, Anguilla torna dopo tanti anni ai luoghi della sua gioventù. Ora è ricco, è vissuto in America come rifugiato, ha conosciuto il mondo, ma ha bisogno di rivedere lo stesso tramonto dove ha passato la propria infanzia. E il primo incontro è con lo spaesamento, con il senso stesso della parola, essere senza un paese, non potersi riconoscere come appartenente in un angolo del mondo.
I suoi ricordi sono quelli di un bambino abbandonato (un "bastardo") che impara subito a dialogare con i grandi e a lavorare duramente. Tuttavia il suo passato, sebbene povero e affamato, aveva un senso chiaro, una familiare ripetitività tipica delle stagioni che si susseguivano, dei riti e delle feste del paese.
Mi sono ricordata di Palese e delle pause di pomeriggio mentre studiavo: mi alzavo, guardavo in lontananza il mare e la strada, e tutto era uguale e rassicurante. Poi l'estate, gli amici che dalla città si trasferivano nelle villette al mare, la noia di abitare lontano da tutti, il senso di gioia di aver passato una bella serata o di frustrazione perchè non piacevo al ragazzo che piaceva a me.
mercoledì 14 luglio 2010
Les tyrans capricieux
Vorrei dedicare un post ai piedi.
Appendici senza troppa grazia che sbucano alla fine dei nostri corpi, i piedi sono organi in grado di suscitare tutta la scala delle passioni umani, dalla completa indifferenza al dolore più atroce, dal disgusto alla follia amorosa più insana.
Parigi è stata croce e delizia dei miei piedi: dai piedi è salita la consapevolezza dei luoghi dove camminavo, la certezza rassicurante di conoscere i miei passi. Mi sono venute in mente le sere passate a guardare il cielo immenso parigino, le corse per andare da una parte all'altra della Senna, lo spazio aperto di piazza Charles de Gaulle uscendo dalla metro, la sensazione di essere un abitante provvisorio in una città che corre, la felicità nei cinema, luogo in cui mi sentivo bene con me stessa..a casa.
Incredibile, anche Parigi, luogo dove ho sperimentato solitudine e tristezza, mi è un po' familiare, come una casa. I miei piedi riconoscono i luoghi di Parigi e senza incertezza mi sanno condurre ovunque.
Ma sono stati anche gli ambasciatori precoci del mio disagio, a seguito di ore ed ore di cammino senza pausa. Partendo dai piedi, è montato il mio fastidio, l'acidità nei confronti dell'umanità con cui stavo condividendo quel cammino, che era del tutto indifferente alla sorte dei miei arti inferiori e che mi provocava - addirittura - proponendo nuove strade e nuovi angoli da scoprire...
Adesso che i piedi sono tornati alla loro indifferenza, posso ringraziare di cuore Eve e le altre persone che mi hanno condotto per le strade di Montparnasse, Place d'Italie, Rue Mouffetard, e scusarmi della mia antipatia, dovuta ai capricci dei Reali laggiù, poco avvezzi ad essere avviluppati in scomode gabbie poco abituali - scarpe nuove - per tanto tempo.
Appendici senza troppa grazia che sbucano alla fine dei nostri corpi, i piedi sono organi in grado di suscitare tutta la scala delle passioni umani, dalla completa indifferenza al dolore più atroce, dal disgusto alla follia amorosa più insana.
Parigi è stata croce e delizia dei miei piedi: dai piedi è salita la consapevolezza dei luoghi dove camminavo, la certezza rassicurante di conoscere i miei passi. Mi sono venute in mente le sere passate a guardare il cielo immenso parigino, le corse per andare da una parte all'altra della Senna, lo spazio aperto di piazza Charles de Gaulle uscendo dalla metro, la sensazione di essere un abitante provvisorio in una città che corre, la felicità nei cinema, luogo in cui mi sentivo bene con me stessa..a casa.
Incredibile, anche Parigi, luogo dove ho sperimentato solitudine e tristezza, mi è un po' familiare, come una casa. I miei piedi riconoscono i luoghi di Parigi e senza incertezza mi sanno condurre ovunque.
Ma sono stati anche gli ambasciatori precoci del mio disagio, a seguito di ore ed ore di cammino senza pausa. Partendo dai piedi, è montato il mio fastidio, l'acidità nei confronti dell'umanità con cui stavo condividendo quel cammino, che era del tutto indifferente alla sorte dei miei arti inferiori e che mi provocava - addirittura - proponendo nuove strade e nuovi angoli da scoprire...
Adesso che i piedi sono tornati alla loro indifferenza, posso ringraziare di cuore Eve e le altre persone che mi hanno condotto per le strade di Montparnasse, Place d'Italie, Rue Mouffetard, e scusarmi della mia antipatia, dovuta ai capricci dei Reali laggiù, poco avvezzi ad essere avviluppati in scomode gabbie poco abituali - scarpe nuove - per tanto tempo.
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