Una folgorazione.
Un libro che racconta il gusto amaro della ricerca vana del ricordo intatto della propria infanzia, per poi scoprire che quell'età non era nè innocente nè idilliaca.
Tra le colline brumose delle langhe, Anguilla torna dopo tanti anni ai luoghi della sua gioventù. Ora è ricco, è vissuto in America come rifugiato, ha conosciuto il mondo, ma ha bisogno di rivedere lo stesso tramonto dove ha passato la propria infanzia. E il primo incontro è con lo spaesamento, con il senso stesso della parola, essere senza un paese, non potersi riconoscere come appartenente in un angolo del mondo.
I suoi ricordi sono quelli di un bambino abbandonato (un "bastardo") che impara subito a dialogare con i grandi e a lavorare duramente. Tuttavia il suo passato, sebbene povero e affamato, aveva un senso chiaro, una familiare ripetitività tipica delle stagioni che si susseguivano, dei riti e delle feste del paese.
Mi sono ricordata di Palese e delle pause di pomeriggio mentre studiavo: mi alzavo, guardavo in lontananza il mare e la strada, e tutto era uguale e rassicurante. Poi l'estate, gli amici che dalla città si trasferivano nelle villette al mare, la noia di abitare lontano da tutti, il senso di gioia di aver passato una bella serata o di frustrazione perchè non piacevo al ragazzo che piaceva a me.
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