venerdì 11 novembre 2011

Tutto per una ragazza




Purtroppo la questione tempo è sempre vitale: ne ho poco e vorrei aggiornare il post con più regolarità, ma non riesco.


Comunque, cercherò di essere sintetica ed esauriente.


Libri inglesi, in questo periodo.



Nel senso di autori, scenari, umorismo. Il primo è Tutto per una ragazza di Nick Hornby, storia di formazione di un giovane adolescente che, per la prima volta, si confronta con il mondo adulto in cui viene catapultato per aver messo incinta la sua fidanzatina. Il romanzo è raccontato dalla voce dello stesso protagonista, dopo due anni dall'inizio delle vicende che stravolgeranno la sua vita. Il paradosso è che, nonostante la scelta narrativa mimetica con l'universo che si vuole descrivere (il romanzo è scritto come se fosse la lettera ad un amico, senza alcuna pretesa apparente di "narrazione"), in realtà manca proprio la freschezza. Sam, il protagonista, è vagamente petulante e leggere le sue vicissitudini non appassiona quasi mai. Gli unici momenti originali sono i dialoghi immaginari con il suo mito Tony Hawk, un famoso skaterboarder di cui ha in casa il poster e l'autobiografia (che conosce a memoria).

lunedì 1 agosto 2011

Estate

Uscita viva da due mesi di furiosa fatica, finalmente agosto mi illumina di serenità e speranza. Senza afa e boccheggiamenti, per di più. Le mattine di Milano sono illuminate ancora con un sole un po' pallido, e l'estate prorompe solo da mezzogiorno in poi.

In questi giorni di inizio mese mi faccio sorprendere dal silenzio in ore inconsuete.


Un libro appena divorato: Non lasciarmi, di Kazuo Ishiguro. Da poco trasformato in film (che non ho visto), è un romanzo immerso in un lungo autunno, emotivoche prima ancora che temporale, in cui gesti, personaggi, dialoghi e descrizioni sembrano emergere con fatica, per poi confondersi di nuovo nella nebbia. Di Ishiguro ho letto qualche anno fa Quel che resta del giorno, e ho ritrovato la delicatezza dell'analisi dell'emozione, dei piccoli gesti, dei sussulti emotivi. I suoi personaggi sembrano però sempre incapaci di impadronirsi del proprio destino e, ingabbiati in un mondo, soprattutto interiore, in cui non possono scegliere fino in fondo, lasciano che gli eventi si susseguino senza intervenire - per paura, per debolezza, per convenzione sociale.



In questo libro, in particolare, mi colpisce l'ineluttabilità del destino dei protagonisti, Kathy, Ruth e Tommy. Non si ribellano, non cercano di fuggire, non mettono nemmeno in discussione il senso della loro vita: semplicemente si abbandonano ad esso, lentamente, con infinita tristezza e rassegnazione. Il procedere della storia infatti non assegna a questo destino il valore di una rivelazione sconvolgente, nè per il lettore nè per i giovani studenti. L'asse narrativo mette subito in scena gli elementi del dramma, senza creare alcun effetto di sorpresa, per cui la tensione è data dal normale, quasi banale, sviluppo dei rapporti tra i personaggi e il tempo limitato a loro disposizione; i sentimenti che nascono e cambiano tra loro, assolutamente normali, appaiono inconcepibili nella cornice della loro esistenza, o meglio, del motivo per cui sono venuti al mondo. Per questo anche l'eco delle loro risate e dei momenti sereni è irrimediabilmente deformata.

E' solo un'ipotesi, a cui non ho nemmeno riflettuto molto, ma forse il difetto maggiore del libro è proprio in quest'atmosfera di cristallo che crea: sembra una lunga metafora di quanto la vita sia effimera ed ogni tentativo di dare un senso eterno alle cose sia vano.







martedì 31 maggio 2011

Cerimonie

Alla luce arancione della vittoria di Pisapia, eravamo in piazza a festeggiare, sorridere e saltare. Sembra un po' ingenuo, ma dopo quasi 3 anni di vita a Milano, mi sono sentita finalmente accolta dalla città in quel momento, in quella piazza così grande e piena di gente. Per una volta ho riconosciuto i volti delle persone che mi erano intorno, perchè un pezzettino di quei volti era dentro di me, perchè eravamo tutti diversi ma non sconosciuti, staccati ma non distanti, numerosi ma non anonimi: io ero quei capelli, quegli occhi, quelle orecchie puntate verso un palco ma protagoniste del palco della propria esistenza.


A casa, ho finito un testo molto piacevole, di un drammaturgo non molto conosciuto in Italia, ma acclamato in Inghilterra. La cerimonia del massaggio di Alan Bennett. Un piccolo saggio di umorismo e satira sociale.



Si parte da un funerale, di un giovane massaggiatore di nome Clive: quale occasione migliore per l'esercizio della mondanità? Da pagina 10 il sospetto diventa realtà: i convenuti alla funzione, sacerdote compreso, sono gli ex amanti - uomini e donne - del defunto, accorsi per una strisciante paura legata alla morte del giovane...nel corso della celebrazione, il tono da solenne e commosso diventa sempre più carnale e vivace: tutti vogliono ricordare Clive, tutti sono stati vittima del suo fascino.



-continua -









venerdì 20 maggio 2011

L'ora della balena

Dopo mesi di sbeffeggiamenti sulla mia incapacità di gestire il blog e manifestazioni inaspettate di stima da parte di chi lo leggeva, mi sono impegnata a recuperare quello che avevo scritto in un anno. E questa fatica merita un proclama: ripongo nello scaffale Moby Dick e mi accingo ad attendere la fine del mondo, ormai da più parti annunciata - i Maya, Lars Von Trier, Maria Stella Gelmini dopo la prima vittoria di Pisapia.