Uscita viva da due mesi di furiosa fatica, finalmente agosto mi illumina di serenità e speranza. Senza afa e boccheggiamenti, per di più. Le mattine di Milano sono illuminate ancora con un sole un po' pallido, e l'estate prorompe solo da mezzogiorno in poi.
In questi giorni di inizio mese mi faccio sorprendere dal silenzio in ore inconsuete.
Un libro appena divorato: Non lasciarmi, di Kazuo Ishiguro. Da poco trasformato in film (che non ho visto), è un romanzo immerso in un lungo autunno, emotivoche prima ancora che temporale, in cui gesti, personaggi, dialoghi e descrizioni sembrano emergere con fatica, per poi confondersi di nuovo nella nebbia. Di Ishiguro ho letto qualche anno fa Quel che resta del giorno, e ho ritrovato la delicatezza dell'analisi dell'emozione, dei piccoli gesti, dei sussulti emotivi. I suoi personaggi sembrano però sempre incapaci di impadronirsi del proprio destino e, ingabbiati in un mondo, soprattutto interiore, in cui non possono scegliere fino in fondo, lasciano che gli eventi si susseguino senza intervenire - per paura, per debolezza, per convenzione sociale.In questo libro, in particolare, mi colpisce l'ineluttabilità del destino dei protagonisti, Kathy, Ruth e Tommy. Non si ribellano, non cercano di fuggire, non mettono nemmeno in discussione il senso della loro vita: semplicemente si abbandonano ad esso, lentamente, con infinita tristezza e rassegnazione. Il procedere della storia infatti non assegna a questo destino il valore di una rivelazione sconvolgente, nè per il lettore nè per i giovani studenti. L'asse narrativo mette subito in scena gli elementi del dramma, senza creare alcun effetto di sorpresa, per cui la tensione è data dal normale, quasi banale, sviluppo dei rapporti tra i personaggi e il tempo limitato a loro disposizione; i sentimenti che nascono e cambiano tra loro, assolutamente normali, appaiono inconcepibili nella cornice della loro esistenza, o meglio, del motivo per cui sono venuti al mondo. Per questo anche l'eco delle loro risate e dei momenti sereni è irrimediabilmente deformata.
E' solo un'ipotesi, a cui non ho nemmeno riflettuto molto, ma forse il difetto maggiore del libro è proprio in quest'atmosfera di cristallo che crea: sembra una lunga metafora di quanto la vita sia effimera ed ogni tentativo di dare un senso eterno alle cose sia vano.