mercoledì 14 luglio 2010

Les tyrans capricieux

Vorrei dedicare un post ai piedi.



Appendici senza troppa grazia che sbucano alla fine dei nostri corpi, i piedi sono organi in grado di suscitare tutta la scala delle passioni umani, dalla completa indifferenza al dolore più atroce, dal disgusto alla follia amorosa più insana.



Parigi è stata croce e delizia dei miei piedi: dai piedi è salita la consapevolezza dei luoghi dove camminavo, la certezza rassicurante di conoscere i miei passi. Mi sono venute in mente le sere passate a guardare il cielo immenso parigino, le corse per andare da una parte all'altra della Senna, lo spazio aperto di piazza Charles de Gaulle uscendo dalla metro, la sensazione di essere un abitante provvisorio in una città che corre, la felicità nei cinema, luogo in cui mi sentivo bene con me stessa..a casa.

Incredibile, anche Parigi, luogo dove ho sperimentato solitudine e tristezza, mi è un po' familiare, come una casa. I miei piedi riconoscono i luoghi di Parigi e senza incertezza mi sanno condurre ovunque.



Ma sono stati anche gli ambasciatori precoci del mio disagio, a seguito di ore ed ore di cammino senza pausa. Partendo dai piedi, è montato il mio fastidio, l'acidità nei confronti dell'umanità con cui stavo condividendo quel cammino, che era del tutto indifferente alla sorte dei miei arti inferiori e che mi provocava - addirittura - proponendo nuove strade e nuovi angoli da scoprire...



Adesso che i piedi sono tornati alla loro indifferenza, posso ringraziare di cuore Eve e le altre persone che mi hanno condotto per le strade di Montparnasse, Place d'Italie, Rue Mouffetard, e scusarmi della mia antipatia, dovuta ai capricci dei Reali laggiù, poco avvezzi ad essere avviluppati in scomode gabbie poco abituali - scarpe nuove - per tanto tempo.

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