giovedì 5 gennaio 2012

Le correzioni


2012 inizia con Le correzioni di Jonathan Franzen, del 2001. Un bel romanzo americano, in cui tutti i personaggi fanno parte della stessa famiglia, i Lambert, e ne condividono le frustrazioni, le aspettative deluse e i maldestri tentativi di migliorare le loro sorti, di correggersi.

Un romanzo adatto al Natale, festa di cui è ossessionata la madre Enid, come ultima occasione per rivedere i figli tutti insieme, riscattare l'infelicità del proprio matrimonio con Albert e operare un "cambiamento" di "ciò che non funziona". E quale festa è più indicata per riunire la famiglia e sanare i malintesi? Enid confida visceralmente nel Natale, ne assapora ogni minuto dell'attesa. Tuttavia, il cinismo del romanzo non si stempera nemmeno quando finalmente tutti saranno seduti allo stesso tavolo: prevarrà l'amarezza di doversi confrontare con le delusioni reciproche e con la constatazione del grigiore della realtà. Un marito prossimo alla demenza, il figlio maggiore materialista depresso, vittima della sua stessa famiglia, la figlia, chef di successo, imprigionata in una scorza di apatia morale vicina alla sociopatia, e il figlio minore irresponsabile e narcisista: questa è la famiglia Lambert, con cui Enid vuole passare il 25 dicembre, in un sogno di armonia impossibile.
E' un libro sulla vecchiaia, fase della vita in cui è richiesto all'uomo l'innaturalità di accettare il decadimento fisico e mentale. Enid è il personaggio più oltraggiato dalla vecchiaia, del proprio corpo e della mente errante di Albert.
E poi naturalmente la famiglia. La famiglia è il luogo dell'abbraccio e del nutrimento delle speranze, ma è anche dove tutte le rispettive solitudini vengono esaltate e vien fuori la difficoltà di superare ogni disperazione.
Non certo una lettura assimilabile all'intrattenimento, né confortante. Di fatto, dal terzo capitolo in poi, ho trovato difficile staccarmi dalle pagine: sono stata imprigionata dai personaggi, e dai loro tentativi di individuare la "correzione" da operare sulla propria vita e cercare, senza alcun reale risultato, di modificare la propria traiettoria.



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