venerdì 21 agosto 2009

La città chiama ed io dico no

Tornati dalle ferie, rieccoci a Milano: un pò di sconforto mi prende. Ieri notte abbiamo passato 2 ore e mezza a girare per la città spopolata, poche macchine e 10 km in pochi minuti. Penso a ciò che è meglio per me.
In questi giorni avverto uno scollamento tra la mia immagine e quello che sento dentro. E' passato un anno come un risveglio, veloce come un lampo e senza respiro.
Ho preso a leggere Watchmen, il librone gigante con tutta la serie di Alan Moore che ho rubato a Nicola. Sembra che la copertina mi abbia chiamato: dalle prime immagini si respira un'attesa da fine del mondo che non starebbe male nella Milano torrida di questi giorni.

Per la prima volta i supereroi mascherati sono presentati nelle loro scelte e nella loro vita quotidiana: perchè hanno scelto qualla vita? Cosa significa per un uomo mettersi una maschera e vestire il ruole da sorvegliante di una metropoli? I protagonisti si muovono ed agiscono trascinati da un senso di ineluttabilità della violenza e del loro destino: questioni morali legate al bene e alla giustizia sono trattate come noi le affrontiamo quotidianamente, ovvero con tutte le contraddizioni di cui siamo capaci. Comprendere la difficoltà di adeguarci ad un ideale di perfezione - fisica, etica - procura frustrazione e aggressività: i Watchmen, chiamati a difendere il prossimo dalla loro stessa vocazione, sono persone prestanti e intelligenti ma non meno infallibili di chiunque altro. Le loro azioni sono spesso dettate dall'opportunismo, dalla paura, dall'estremismo folle o da un concetto generale di bene e male: le loro storie ci dicono poco sul piano dell'avventura dell'eroe, e tantissimo su quello dell'individuo e dei suoi limiti.

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