Più di un amico è andato in vacanza in Giappone.
Ho ascoltato descrizioni entusiaste di treni di Tokyo sospesi a 300 all'ora, di gabinetti con bidè incorporato dai quali si espande musica classica, di giapponesi sensuali e fumettose, di pulizia impeccabile ovunque e soprattutto del felice matrimonio tra efficienza e divertimento che sembra la costante di ogni racconto.
Purtroppo la mia personale idea della società giapponese è inquinata da più di un'esperienza "culturale", se così si può dire. La mia attrazione per il cinema horror mi permette di sapere che fucina di morbosità e di follia è il mondo nipponico, ma su questo posso anche sorvolare. Quello che è meno noto probabilmente è l'attenzione nei confronti del suicidio come fenomeno sociologico, materia ricca di spunti per molti prodotti l'industria culturale: reportage - http://www.youtube.com/watch?v=rPYp9vABh9Y&translated=1 - manga e cinema.
Tra i film segnalo Suicide Circle, del 2002, primo episodio del regista Sion Sono di una trilogia sull'alienazione della società giapponese. Gli amanti dello splatter non possono perdersi la scena iniziale del treno - http://www.youtube.com/watch?v=0n0NCqOKY-M.
Uscendo dal panorama autoctono, di recente ho finito di leggere un libro che mi aveva incuriosito da tempo: Stupore e tremori di Amélie Nothomb. Durante un soggiorno in Francia avevo letto molti altri libri della stessa autrice, colpita dall'eleganza della lingua e dalla sua capacità di scovare la morbosità che domina i rapporti umani più banali. Questo è il libro più autobiografico della Nothomb: la giovane Amèlie, belga nata in Giappone da una famiglia di ambasciatori, torna alla sua adorata patria natia con un impiego come interprete in una enorme società di import-export. La sua perfetta conoscenza della lingua e dei costumi nipponici non le impedirà di venire schiacciata dalle regole assurde che dominano il mondo del lavoro in Giappone: assoluta fedeltà, rispetto ferreo delle gerarchie (anche se questo va contro il comune buon senso), annullamento dell'individuo rispetto al benessere dell'azienda. A poco a poco inizia il suo declino: il suo essere occidentale la porta a compiere continuamente gaffes, ad essere sempre imbarazzante (poco ci vuole: basta uno starnuto, gesto considerato estremamente disdicevole), fino a farsi considerare completamente demente. Da interprete diventa in breve la pulitrice dei bagni, ma Amélie si comporta da vera giapponese non rassegnando le dimissioni fino alla scadenza del suo contratto.
Il libro scorre velocissimo: il tema drammatico viene sviluppato con un'ironia ed autoironia
taglienti che non permette al lettore di provare pietà per l'eroina.
Da questo libro è stato tratto un film nel 2005 con lo stesso titolo, purtroppo non distribuito in Italia.
Godetevi il Giappone, adesso!
il video è allucinante.
RispondiEliminacomunque... mi trovo d'accordo. l'impressione più forte e immediata che mi suscita il giappone è proprio l'alienazione.
mi viene in mente il personaggio della ragazzina sorda in Babel... hai presente?
e poi i giapponesi che ho conosciuto o quelli con cui ho lavorato. erano come circondati da una tristezza incontenibile. boh... magari pure io ho letto troppo mishima e murakami...!
bello comunque questo blog!
franci