Dopo la parentesi africana, brevissima e deludente, rieccomi sui miei passi con L'uomo dei cerchi azzurri di Fred Vargas.
E' il primo romanzo in cui compare il commissario Jean-Baptiste Adamsberg e questa informazione è il punto di partenza per comprendere il romanzo. Per chi come me ha iniziato a leggere Vargas dagli ultimi romanzi, questa prima storia può essere deludente. C'è pochissima azione, la trama è molto essenziale e prevalgono soprattutto i personaggi, la loro "urgenza" di presentarsi al pubblico.
Adamsberg si inserisce nelle popolate file dei protagonisti dei noir seriali, genere esplorato praticamente da tutti i media: fumetti, libri, film, telefilm... Entrando in un territorio già iperpopolato, è necessario definire dall'inizio i propri numeri, per non cadere nell'oblio delle opere prime senza successo. Il romanzo avvince per i suoi protagonisti, per l'atmosfera malinconica creata dai loro gesti e dialoghi- tutto il resto è un supporto, un pretesto per farli muovere.
Prima di tutto Parigi, strappata con vigore da tutte le cartoline: Vargas ci parla di viuzze secondarie, di topaie in quartieri defilati, di interni di commissariati e di bistrot anonimi.
Non ci sono tramonti rosati, ponti sulla Senna, giardini, viali scintillanti. Non ci sono nemmeno lacrimoni, melodrammi, sentimentalismi: tutto il cliché della Ville Lumière è bello che assente.
Ovviamente non potevano farsi scappare la possibilità di trasformare i romanzi in film: questa è una cosa che ho notato in Erasmus ed anche dopo, e che ho visto molto presente in Francia. Gran parte della produzione culturale letteraria francese viene fagocitata e ridigerita dalla televisione e dal cinema in modo repentino, molto prima che in Italia. Sembra che il pubblico francese acceda ai libri se riesce a riconoscere nelle facce degli attori nazionali i protagonisti dei romanzi.
Questo è il link del film - di Claude Chabrol - a cui sono già seguiti i capitoli successivi (che io non ho ancora letto):
http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=59247
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