mercoledì 3 marzo 2010

Pensieri e parole (troppe)

Un'altra perplessità di lettura.

Mi sono imbattuta in un libricino molto curioso, qualche tempo fa. Si tratta di Un gruppo di allegre signore di Alexander McCall Smith, uno scrittore di origini scozzesi, nato e cresciuto in Zimbabwe. Mi ha colpito la freschezza della trama descritta in quarta di copertina e l'origine così particolare dello scrittore. Da poco l'ho preso in mano e la reazione ai primi capitoli è stata la delusione: pagine e pagine di descrizioni minute, da quello che cucinerà la protagonista, la detective Precious Ramotswe all'intera trascrizione del sermone della chiesa.

Inoltre, ho l'impressione che il senso generale di raccontino edificante mi accompagnerà per tutto il romanzo: ci sono digressioni sull'Africa, sui cambiamenti che l'hanno coinvolta negli ultimi decenni, e sulla difficoltà di mantenere saldi i valori di rispetto comunitario e accoglienza di una volta.

A parte queste lezioncine, la trama finora è piuttosto scarna, sembra la cronaca noiosetta di una giornata banale della amabile Ramotswe, quello che dice, il thè che beve, come si cucina la zucca ecc ecc.

Mi sembra un pò poco per scrivere un libro: tra l'altro anche il risveglio di un individuo può essere raccontato in decine di pagine, come ha fatto Proust, ma deve esserci una struttura almeno intenzionale sotto. Invece queste mi sembrano le telefonate tra me e mia mamma giornaliere, interessanti solo per noi due (e spesso nemmeno per noi due).

Ho sospeso per ora il giudizio, aspetto di andare ancora un po' avanti per decidere se continuare o abbandonare il tomo nella metro di Milano all'attenzione di qualche lettore più entusiasta di me.

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