Certi libri rappresentano il commento di qualche momento della nostra vita. Altri ti accompagnano al ungo e lasciano un'impronta nella memoria anche dopo averli finiti, al punto che l'idea di cominciarne uno nuovo ti mette un pò a disagio.
Altri ancora sono gli amichetti con cui ritrovarsi a fine giornata per continuare un dialogo fatto di intensità, turbamento ma anche di sgangherate risate.
Questo libro è stato protagonista di un lungo processo di conoscenza e acclimatamento.
Qualche mese fa ero da Fnac, apparentemente alla ricerca di un libro per l'estate, ma sotto sotto anelando un pò di frescura da "l'approssimazione più vicino all'inferno", come definisco io Milano in estate.
Il negozio promuoveva "Zia Mame" per i soci, con uno sconto notevole. Mi ha colpito il disegno in copertina, una mano affusolata in guanto nero, con tanto di gioielli e bocchino, sobria ed eccentrica allo stesso tempo. Mi sembrava un particolare alla Audrey Hepburn, molto chic.
Alla fine non comprai il libro, e confermai a me stessa di essere vittima dell'immagina che io do, quella dell'intellettuale - comprai infatti i Bunderbrook, che giace negli scatoloni del trasloco dopo aver passato indenne e intonso l'estate.
A settembre, nella mestizia delle mie paturnie post-vacanze e dell' Esselunga, altro tempio-simbolo di Milano, ho finalmente comprato il libro, ma la lettura ha dovuto attendere altre 2 settimane di nubi deprimenti sopra la mia testa.
Quando ho aperto la prima pagina, mi sentivo un pò più leggera rispetto alle settimane precedenti: molte cose erano alle mie spalle e nello stesso tempo c'erano delle belle novità davanti a me.
Mame è l'amica divertente che ci voleva adesso. Nessuna pretesa di capolavoro, anzi se vogliamo anche qualche momento di noia - ampiamente sottolineati dalle critiche che ho letto su Internet - ma finalmente ridacchiavo alle trovate di questa donna svampita e piumosa, che alterna candore e sofisticatezza, crinoline e taffettà e Bauhaus.
Il libro scorre in modo brillante: poichè la chiave di lettura e descrizione è sempre l'umorismo e la civetteria della protagonista - vista dall'occhio del nipote - ci sono capitoli meno riusciti, dove le vicende si trasformano un pò in rumorosa carnevalata, ma nel complesso è uno spasso. I personaggi intorno a Mame sono attori secondari di questo caravanserraglio, disintegrati dalla personalit della Diva: il nipote Patrick, la scialba Agnes, Ito il maggiordomo, gli orfanelli demonio, la terrificante Gloria Upson....
Di tanto in tanto si vuole proprio comunicare che il personaggio è pieno di dettagli che la nobilitano, come l'assoluta apertura mentale, la freschezza del giudizio e il rifiuto di ogni pregiudizio, ma non ce ne sarebbe assolutamente bisogno.
Il libro è quasi finito, praticamente divorato in meno di una settimana: non succedeva da molto tempo, di solito centellino le pagine, mi piace farmi saltellare in testa le frasi appena lette, i colori, le descrizioni. Qui però è tutto così festaiolo, camp, scoppiettante che non riesco a smettere, mi sembra di stare nel bel mezzo di un can can.
Ho scoperto nel a fine anni '50 hanno fatto un film "Auntie Mame", di cui ho visto il trailer e che penso sia dimenticabile dalla storia del cinema. Mi sembra che abbiano cambiato la leggerezza femminile di Mame in una vivacità mascolina, un pò sguaiatella.
In più l'attrice è visibilmente avanti con l'età, ma che orrore!!
P.S. Ho commesso la leggerezza di dimenticarmi di chi mi ha spinto a riprendere in mano Zia Mame, peraltro per puro caso. Ringrazio la mia amica Tiziana, esperta in canotti e gelsomini, che mi ha regalato un pò del suo entusiasmo.
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