Va bene, io non sono Nanni Moretti, non ho una Vespa e non vivo a Roma.
Però metti una sera....i livelli di PM10 altissimi e il freddo tagliamani che non riuscono a sconfiggere un'ostinata domenica pomeriggio invernale che vuole essere bella; i sensi unici che mi obbligano ad allungare di 5 km il ritorno a casa; la freschezza di una stupenda mostra appena vista in compagnia di una vecchia amica; una buona dose di fatalismo che tutto questo poteva avere un significato positivo, per me guidatore tuttosommato di un motorino; insomma, metti una sera in cui mi sento un pò in Caro Diario e mi diverto a guardare i palazzi e gli interni di Milano.
Mi lascio il centro alle spalle: negozi, negozi, gruppi di ragazzi in coda fuori ai negozi, gente che avanza dai negozi brandendo come trofei le shopping bags. Via via, scappa da questo budello di gallerie-vetrine, attenta al senso unico, alla zona a traffico limitato, qua le multe piovono come le sputazze nei tram!
Già a Corso Venezia le scene cambiano: molti più i negozi chiusi e la gente in giro per la strada sembra cogliere un pò che passeggiare non deve fare per forza rima con comprare. Ai Giardini Montanelli finalmente la domenica mi saluta con la sua faccia internazionale: le famiglie, il parco, i bambini. Porta Venezia è il primo quatiere in cui si respira l'aria della gente normale, quella che la domenica fa la fila al Planetario per far vedere ai bambini le stelle e la luna. Anche lo sguardo si distende e rilassa davanti ad una strada degna di questo nome.
Alla prima curva mi ritrovo su Viale Majno: ingressi con giardino introducono a case monumentali. Le facciate sono piene di finestre illuminate, in cui si guarda la televisione e si vive a Milano. Le vetrate sono assediate dalle piante rampicanti, ora un pò rinsecchite nel freddo di febbraio, ma decise a mantenere le loro posizioni: eleganti piovre in attesa di maggiori caldi per espugnare le fortezze di vetro.
Dopo un minuto costeggio una chiesa, incastrata tra le case che quasi non la vedevo, e vedo uscire i fedeli dell'ultima messa della giornata: anche in quella vita recupero un pò di banale calore, di routine indiscusse e di piccole serenità dentro Milano.
Il quartiere procede riempiendosi dei vestiboli della vita gioiosa dentro i bar, pizzerie, ristoranti, fino all'arco di Piazza Medaglie d'Oro. Di là la strada dove vivo io, nata probabilmente da stratificazioni di sensibilità diverse, perchè diverso è ogni isolato. Ristoranti regionali e casette basse con portoncini di legno precedono un albergo cubo dove l'unica possibile attività è spegnere la luce e cadere nel sonno più profondo; una piazza abnorme con monumento permette di guardare le stelle dopo 300 m di sanpietrini dissestati.
E io cammino lenta a faccia in sù, guardando le facciate dei palazzi.
E' bella Milano, vero, Angela? Basta aver voglia di guardarla un po', in scooter come fai tu e come Moretti faceva a Roma, o in macchina come faccio io, o a piedi in w-e sereni...
RispondiEliminaLe luci delle finestre secondo me sono poetiche. Le guardo sempre (ferma ai semafori)e da uno scorcio di muro colorato, una angolo di libreria, una tenda scostata, immagino la quiete del rientro a casa, lo stesso che mi attende e così tanto mi rasserena. E poi le corti e i giardini intravsiti oltre i portoni e così tanto milanesi; questi angoli privati che ci si negano, ma insieme sono così familiari. E i quartieri nascosti, come il tuo che descrivi, così differenti tra loro e dall'immaginario comune sulla città.
Tempo fa vidi "Come l'ombra" di Marina Spada: una storia di solitudine ed estraneità in una vuota Milano estiva, fotografata da Gabriele Basilico. Lo odiai. Quella città deserta e inospitale, solo degrado e bruttura non è vera. L'abitazione della protagonista si trova a 200 metri da casa mia e l'assenza di vita che vedeva dalla finestra non esiste. In quella strada c'è una chiesa e un oratorio vivace, spesso in festa, un ottimo bar dai fantastici tramezzini, un supermercato stracolmo di spesa. E' un quartiere antico e ospitale, con molti difetti certo, ma da guardare con gli occhi sereni di chi cerca la bellezza. Come fai tu.
"Well the pleasure and the privilege is mine", direbbero gli Smiths.
RispondiEliminaQuando certi aggettivi si uniscono a certi sostantivi mi si incrina pericolosamente il cervello, nella fattispecie "fantastici tramezzini".
RispondiEliminaLa bellezza della città percorsa in motorino è proprio quella che descrive Moretti, di colui che attraversa veloce le zone che conosce bene, benissimo, ma che se le lascia subito alle spalle. Il mio mezzo di trasporto è la metro o il passante e con questi non vedo le tue cose. Per me Milano ha una prospettiva opposta, con una linea di terra sotto il livello stradale.
La mia bella Milano è un'allucinazione nella quale il gocciolamento continuo di acqua putrida elimina progressivamente le immense topografie di muffe trasformandosi in imponenti stalattiti.
Un'altra bella immagine è quella della notte solitaria di un'emaciata modella in attesa di chissà quale treno dopo aver speso il giorno con un bizzarro sacchetto di carta in faccia.